Accedi

Ruzhdije Zero

Pontedera

Aveva 20 anni, Ruzhdije Zero. Capelli lunghi, neri e sguardo profondo. Un sorriso delicato e tanti sogni ancora nel cassetto. Venti anni sono troppo pochi per morire. E invece le fantasie e le speranze di questa giovane ragazza pontederese, originaria dell’Albania ma residente nella città della Vespa, nel quartiere Oltrera si sono interrotti bruscamente. Una malattia gravissima come la leucemia fulminante diagnosticata non più di qualche mese fa ha avuto la meglio sulla vita, strappandola ai suoi cari.

Un fulmine a ciel sereno. Un pugno nello stomaco per babbo, mamma, fratelli, sorella e nipoti. Una famiglia unita, da oltre vent’anni a Pontedera. Che aveva creato legami, amicizie e conoscenze. Il dolore non ha parole e lo sconforto prende il sopravvento. Non riescono a crederci i ragazzi che l’hanno conosciuta, i suoi vecchi compagni di classe. Ruzhdije aveva frequentato le elementari alla Dante, le medie all’Istituto comprensivo Pacinotti e dopo l’inizio delle superiori al liceo XXV Aprile aveva poi cambiato scuola e optato per l’Ipsia Pacinotti. Una notizia drammatica per chi gli è sempre stato vicino, ha condiviso con lei l’infanzia e l’adolescenza. Ma una notizia altrettanto triste per chi non sapeva niente di lei.

E ne sono testimonianza i centinaia di messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia anche tramite facebook. «Dio l’ha amata più di quanto abbia amato noi. Per questo se l’ha voluta con sé così presto. Che riposi in Paradiso». È il commento della sorella Xhoana. Una sofferenza ancestrale. Un baratro che mai si potrà colmare. «Voglio ricordarti con il sorriso sulle labbra e la voglia di ridere e di vivere. Hai lasciato un’enorme vuoto nei nostri cuori», scrive la cognata Jasmin. È il rammarico di assistere all’ennesima morte di una giovane a causa di un male contro cui si prova a combattere fino allo stremo per poi uscire comunque sconfitti. Ruzhdije era forte, guardava lontano, ma ha perso la partita. La comunità albanese di Pontedera si è stretta intorno al padre muratore, alla madre casalinga e ai fratelli della ventenne. Ruzhdije era la più giovane dei figli. Son passati tutti per un saluto, un abbraccio. Ma anche chi ha incrociato Ruzhdije e ha camminato con lei per un breve tratto di vita ha voluto esprimere la propria incredulità. A cominciare dalle insegnanti della Pacinotti che la ricordano sul sito del comprensivo. «È ingiusto morire cosi», dicono con la voce strozzata gli amici. «Era sempre allegra, solare». Uscivano spesso in centro, per una passeggiata sul corso, una bevuta. A Pontedera di fatto i ragazzi, almeno di vista, si conoscono un po’ tutti. Poi ha bussato alla porta la leucemia, E la sfida più dura. «Ruzhdije è stata ricoverata per quasi un mese all’ospedale di Cisanello ma nonostante le cure, non ce l’ha fatta».

Giorni a credere che il futuro potesse portare miglioramenti, ad aggrapparsi ai minimi cambiamenti Positivi. Con fiducia. Con coraggio. Ma Ruzhdije se ne è andata troppo presto. «Non si può morire a soli vent’anni, con tutta la vita davanti. Con tanti progetti, idee da realizzare. Era una ragazza riservata, educata, gentile», la ricordano così i compagni di sempre. E poi si chiudono in uno straziante silenzio. Il cuore è come un macigno. La ragione non aiuta. Perché non ci sono logiche che tengano di fronte alla prepotenza della malattia e all’arroganza della morte.

Aggiungi memoria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Stelline votive

Added By memory place

memoryplace

Cerca

Si prega di scegliere la categoria per visualizzare i filtri

Iscriviti alla nostra newsletter

Inserisci la tua mail

Commenti recenti