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Gino Strada

Rouen

Gino Strada, all’anagrafe Luigi (Sesto San Giovanni, 21 aprile 1948 – Rouen, 13 agosto 2021[1]), è stato un medico, attivista e filantropo italiano, fondatore, assieme alla moglie Teresa Sarti (1946-2009), dell’ONG italiana Emergency.
«Quest’idea imbecille d’una società violenta e rancorosa, che ti spinge a trovare chi sta peggio di te e a dargli la colpa dei tuoi guai. Mai uno di loro che punti il dito su quelli che stanno meglio, eh?»

(Gino Strada in un’intervista al Corriere della Sera.[2])
Nato a Sesto San Giovanni, comune operaio nella cintura milanese, cresce in un ambiente cattolico sensibile alla realtà sociale che si ispira alle idee del Concilio Vaticano II per poi aderire alla corrente comunista universitaria[3]. Dopo aver terminato gli studi superiori presso il Liceo classico Carducci, Strada ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano nel 1978, all’età di trent’anni, e si è poi specializzato in Chirurgia d’urgenza. Durante gli anni della contestazione è uno degli attivisti del Movimento Studentesco.

Gino Strada era ateo[4]. È stato molto amico del noto prete di strada Andrea Gallo (1928-2013).[5]

Nel 2013 ha dichiarato di non votare alle elezioni da circa trent’anni, per esprimere la propria disapprovazione verso la politica italiana[6], ma nel 2014 ha dichiarato di sostenere la coalizione italiana di sinistra L’Altra Europa con Tsipras.[7]

Attività di chirurgo di guerra
Viene assunto dall’ospedale di Rho facendo poi pratica nel campo del trapianto di cuore fino al 1988, quando si indirizza verso la chirurgia traumatologica e la cura delle vittime di guerra. Negli anni ’80 si specializza in chirurgia cardiopolmonare, lavorando negli Stati Uniti, alle università di Stanford e Pittsburgh, all’Harefield Hospital (Regno Unito) e al Groote Schuur Hospital di Città del Capo (Sudafrica), l’ospedale del primo trapianto di cuore di Christiaan Barnard.

Nel periodo 1989-1994 lavora con il Comitato internazionale della Croce Rossa in varie zone di conflitto: Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Somalia e Bosnia ed Erzegovina.

Emergency e altre attività

Gino Strada alla marcia della pace Perugia-Assisi, nel 2002
Questa esperienza sul campo motiva Strada e un gruppo di colleghi a fondare Emergency, un’associazione umanitaria internazionale per la riabilitazione delle vittime della guerra e delle mine antiuomo che, dalla sua fondazione nel 1994 alla fine del 2013, ha fornito assistenza gratuita a oltre 6 milioni di pazienti in 16 paesi nel mondo[8].

Ha pubblicato due libri che hanno ottenuto un certo successo di pubblico e critica: Pappagalli verdi: cronache di un chirurgo di guerra e Buskashì. Viaggio dentro la guerra.

Nel 2001 è vincitore del premio Colombe d’Oro per la Pace, assegnato annualmente dall’Archivio disarmo a una personalità distintasi in campo internazionale.

Dal 2002 è cittadino onorario della città di Empoli (Toscana), dal 2003 anche della città di Montebelluna (Veneto)[9]. Ha ricevuto alcuni voti nello scrutinio segreto per l’Elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2006.

Nel marzo 2007, durante il sequestro in Afghanistan del giornalista de La Repubblica Daniele Mastrogiacomo ha assunto una posizione di rilievo nelle trattative per la sua liberazione.

Nel 2009 muore la moglie Teresa Sarti; il ruolo di Presidente di Emergency viene quindi assunto dalla figlia Cecilia[10].

In Italia, Gino Strada ha assunto negli anni posizioni critiche nei confronti dei governi guidati da Massimo D’Alema, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Giuseppe Conte per le loro scelte a sostegno della guerra, per la partecipazione dell’Italia a diversi conflitti recenti, per l’aumento continuo delle spese militari da questi sostenute, per le politiche sull’immigrazione e i respingimenti.

La maggior parte delle critiche sono relative alla partecipazione dell’Italia all’intervento NATO in Afghanistan – noto anche come Operazione ISAF – valutate da Gino Strada e dalla sua organizzazione, che vi opera, come una barbarie commessa contro la popolazione afghana in aperta violazione dell’articolo 11 della Costituzione italiana.

Egli si è spinto a tali affermazioni poiché riteneva l’intervento della NATO, e di conseguenza dell’Italia, spinto da interessi economici. Anche se diversi[11] considerano la posizione di Gino Strada come un esempio di pacifismo radicale, moralista e utopico. A questo proposito, Strada stesso ha dichiarato:

«Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra.»

(Gino Strada, Intervista a Che tempo che fa[12])
Il 13 aprile 2013 viene eletto tra i dieci possibili candidati alla Presidenza della Repubblica alle cosiddette “quirinarie” del Movimento 5 Stelle. Giunto secondo alle spalle di Milena Gabanelli, in seguito alla rinuncia della stessa, diviene un possibile candidato. Poco dopo decide tuttavia di ritirarsi, in favore del terzo possibile candidato, Stefano Rodotà. Successivamente diverrà un aspro critico del Movimento. [13]

Nel 2015 ha ricevuto il Right Livelihood Award, primo italiano di sempre se non si considera il premio del 2008 a Monika Hauser, che ha cittadinanza italiana ma è nata e cresciuta in Svizzera. Nello stesso anno è stato candidato alla successione al Quirinale da parte del Movimento 5 Stelle.[14]

In suo onore è stato intitolato l’asteroide 248908 Ginostrada.

Il 3 febbraio 2017 a Seul (Corea del Sud) ha ricevuto il riconoscimento del SunHak Peace Prize[15][16], un premio per la pace istituito nel 2015 dalla signora Hak Ja Han Moon, moglie del defunto Sun Myung Moon, fondatore del Movimento dell’Unificazione. Gino Strada è stato vincitore assieme a Sakena Yacoobi. I due sono stati scelti tra 227 candidati da oltre 76 nazioni[17][18].

Vita privata
Frequentava anche gruppi di volontariato cattolico dove ha conosciuto nel 1971 Teresa Sarti, che diventerà sua moglie nello stesso anno (Teresa Sarti sarà cofondatrice e Presidente di Emergency[19]). I due hanno avuto una figlia nel 1979: Cecilia.

A giugno 2021, il sindaco di Milano, Beppe Sala, lo ha unito in matrimonio con Simonetta Gola, responsabile per Emergency della comunicazione e delle campagne di raccolta fondi.[20]

È morto improvvisamente a Rouen, all’età di 73 anni, il 13 agosto 2021; soffriva da tempo di problemi cardiaci .

Opere
Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra, Milano, Feltrinelli, 1999. ISBN 88-07-17032-9.
Introduzione a Giulietto Chiesa e Vauro, Afghanistan anno zero, Milano, Guerini, 2001. ISBN 88-8335-242-4.
Buskashì. Viaggio dentro la guerra, Milano, Feltrinelli, 2002. ISBN 88-07-17069-8.
Prefazione a Lella Costa, In tournée, Milano, Feltrinelli, 2002. ISBN 88-07-81717-9.
Prefazione a Silvio Galvagno, Nell’inferno di Kabul. Testimonianze di un chirurgo di guerra, Cuneo, Primalpe, 2002.
Prefazione a Giovanna Botteri et al., Dentro la guerra. Testimoni di un pianeta senza pace, Civezzano, Nonluoghi libere edizioni, 2003. ISBN 88-900763-3-X.
Prefazione a Alberto Demagistris, Mine antiuomo, Pisa, BFS, 2003. ISBN 88-86389-82-5.
Prefazione a Vauro, Principessa di Baghdad, Milano, Guerini, 2003. ISBN 88-8335-432-X.
Il senso delle parole, in Linda Bimbi (a cura di), Not in my name. Guerra e diritto, Roma, Editori Riuniti, 2003. ISBN 88-359-5392-8.
Introduzione a Ernst Friedrich, Guerra alla guerra. 1914-1918: scene di orrore quotidiano, Milano, Oscar Mondadori, 2004. ISBN 88-04-53473-7.
Postfazione a Flavio Oreglio, Katartiko 3. Atto finale, Milano, Mondadori, 2004. ISBN 88-04-52484-7.
Il centro di riabilitazione Sulaimaniya in Massimo Nava, Vittime. Storie di guerra sul fronte della pace, Roma, Fazi, 2005. ISBN 88-8112-605-2.
Prefazione a Howard Zinn, La guerra giusta, Milano, Charta, 2006. ISBN 88-8158-581-2.
Prefazione a Scott Ritter, Iraq confidential. Intrighi e raggiri. La testimonianza del più famoso ispettore ONU, San Lazzaro di Savena, Nuovi mondi media, 2006. ISBN 88-89091-33-9.
Prefazione a Diego Brasioli, Le stelle di Babilonia, Milano, Mursia, 2006. ISBN 978-88-425-3600-0.
Presentazione di Philippe Andrieu (testi di) Perché la guerra? Spiegazione e funzionamento della guerra, Reggio Emilia, Zoolibri, 2007. ISBN 978-88-88254-38-8.
Intervista in Alessandro Lucchini (a cura di), Il linguaggio della salute. Come migliorare la comunicazione tra medico e paziente, Milano, Sperling & Kupfer, 2008. ISBN 978-88-200-4547-0.
Prefazione a PeaceReporter, Guerra alla terra. I conflitti nel mondo per la conquista delle risorse, Milano, Edizioni Ambiente, 2009. ISBN 978-88-96238-26-4.
Prefazione a Raul Pantaleo, Attenti all’uomo bianco. Emergency in Sudan: diario di cantiere, Milano, Eleuthera, 2010. ISBN 978-88-89490-99-0.
Zona rossa, con Roberto Satolli, Milano, Feltrinelli, 2015. ISBN 978-88-07-17294-6.

Gino Strada, Comuni e associazioni: “Pronti ad intitolargli un luogo” (corrieredellosport.it)

Kallon: Dedico il mio gol a Gino Strada, ha fatto tantissimo per l’Africa (fanpage.it)

Gino Strada: chi era, cosa ha fatto, cosa ci lascia – Digitalic

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