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Flavio Campagna, per tutti Kampah, è morto a 59 anni a causa del Covid. L’artista era ricoverato all’ospedale di Parma in terapia intensiva. A dare la notizia su Facebook, il fratello Gino: “Questo maledetto virus è riuscito a distruggergli i polmoni velocemente, con efficienza. È un fatto assurdo, duro da digerire e comprendere. Una sola cosa mi consola. Kampah è molto più della carne e ossa morte oggi. Kampah è un’idea, un sogno sognato e realizzato. Kampah è un’avventura che non ti aspettavi, una sfida vinta e una da affrontare. Kampah è un concetto, un ideale e come tale non muore ma vive nelle persone che, come noi, l’hanno conosciuto”. Ed è arrivato anche il post su Facebook di Federico Pizzarotti, sindaco della città emiliana: “Il virus maledetto ci ha portato via Flavio Kampah Campagna, uomo, padre, artista, genio. Quanti progetti di cui abbiamo parlato, forse troppi per farli tutti, ma tu eri così, Flavio: esuberante come sempre, un vulcano di idee e di vita. Ricordo con piacere, e ora con tenerezza, i nostri brindisi, i tuoi quadri bellissimi, alcuni sono doni preziosi di cui vado orgoglioso e fiero, la tua arte, il tuo essere così energico e anticipatore dei tempi. “Non c’è la vita, non c’è la morte“, hai detto a tutti noi, ai tuoi familiari, alla nostra comunità, forse per tranquillizzarci, forse per non scoraggiarci, sicuramente per dirci di andare avanti e di continuare a camminare. E noi faremo così, seguiremo il tuo esempio e continueremo a camminare avanti, a lottare, a vivere e a credere sempre che le persone che ci lasciano siano in un qualche modo vicine a noi, proprio perché come dici tu “Non c’è la vita, non c’è la morte”. Ci mancherai davvero, Flavio. Di te ci mancherà tutto. Ti voglio ricordare così, col tuo sorriso e la voglia di vivere. Ti voglio ricordare sorridente. Da parte di tutta la comunità parmigiana, un tenero abbraccio alla figlia, alla madre, al fratello e a tutta la famiglia. Ciao grande artista”. Una carriera varia e piena di colore, quella di Kampah: dal designer per Fiorucci alle sigle per programmi della Cnn, Abc, Nbc, ai video musicali (per band del calibro degli U2), fino alle pubblicità (una delle quale presentata al Moma) e ancora i lungometraggi e l’amata street art. Dal letto di ospedale scherzava: “All’inferno ci vado… Con la camicia hawaiana“.

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