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Federico Lugato, l’escursionista 39enne originario di Vicenza e residente a Milano disperso dal 26 agosto scorso in Val Zoldana. Il corpo di Lugato è stato trovato nelle zone in cui si erano concentrate le ricerche, nel Gruppo del San Sebastiano. Per giorni la moglie, Elena Panciera, ha cercato di non perdere le speranze ed aveva mobilitato centinaia di persone.

Circa novanta uomini tra Soccorso alpino, Guardia di finanza, Vigili del fuoco, Carabinieri forestali, Polizia di Stato, Protezioni civile, si sono distribuiti per giorni con unità cinofile e droni sulle fasce loro assegnate della Val Prampera per batterle al tappeto. Una vasta area molto impegnativa compresa tra il torrente Prampera e le propaggini del Petorgnon, ricoperta di massi e bosco fitto con voragini e spaccature. La zona sotto il Rifugio Soràl Sass era stata osservata anche con i droni e quella tra la Baita Angelini e le Crepe dei Rondoi era stata sottoposta più volte a ulteriori controlli. Alle forze istituzionali impegnate dal primo giorno nelle ricerche si sono uniti un centinaio di volontari privati che hanno percorso altre zone dopo aver risposto agli appelli lanciati dalla moglie dell’uomo scomparso.

Ma la situazione era apparsa subito senza speranza, tanto che il sindaco di Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin aveva detto chiaramente che “le speranze di trovarlo vivo nei boschi erano praticamente pari a zero”.

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